“Violenze sbagliate, ma la nostra società bullizza i giovani” – Matteo Lancini su il Nord Est
Condividiamo l’articolo di Laura Berlinghieri pubblicato su il Nord Est con intervista a Matteo Lancini (20 ottobre 2026).
20 Ottobre 2026
Lo psicologo Lancini: «Violenze sbagliate, ma la nostra società bullizza i giovani»
Il presidente della Fondazione Minotauro: «Giusto ci siano delle condanne, ma non possiamo ignorare i ragazzi che manifestano. Queste sono tutte proteste frutto della disperazione»
di Laura Berlinghieri
Matteo Lancini – psicologo, psicoterapeuta, presidente della fondazione Minotauro, docente alla Bicocca e alla Cattolica – guardando le immagini di Milano, nelle ragioni dei manifestanti quanta rabbia motivata c’è e quanta semplice voglia di devastazione?
«La violenza va condannata e non c’è giustificazione che tenga. Ma quando i ragazzi sono incollati a internet, li condanniamo perché sono dipendenti dai social. Quando cantano le canzoni dei trapper, li condanniamo. Quando scendono in piazza, li condanniamo ancora. Il fatto è che ci danno fastidio i giovani che alzano la voce».
La condanna non è per la protesta, è per la devastazione.
«E i giovanissimi che hanno messo a ferro e fuoco la città, infatti, verranno condannati. Detto questo, se quei ragazzi avessero manifestato pacificamente, non sarei qui a rispondere all’ennesima intervista».
E allora dove si trova il punto d’equilibrio tra le proteste pacifiche di cui nessuno parla e la violenza che è sempre da condannare?
«Comunque nella condanna della violenza, prima di tutto. In ogni caso, esiste un malcontento giovanile, che negli ultimi anni si è espresso con autolesionismo, persino suicidi. Esiste un problema di salute mentale, che evidentemente non interessa a nessuno. E quindi ben venga che i ragazzi, invece di farsi del male, scendano in piazza pacificamente, sostenuti dagli insegnanti, per dire che qualcosa non va. Perché manifestare è un diritto. Poi, se a questi si aggregano dei facinorosi, non c’è giustificazione per loro».
In piazza non c’erano soltanto i giovani a esprimere un disagio generazionale. C’erano i lavoratori e i cittadini contro il caro energetico e stipendi immobili, nonostante l’inflazione galoppante. Prima di quella, manifesta, di piazza, è una forma di violenza anche quella che viene “prima”? E quindi le scelte politiche contro le quali i manifestanti hanno protestato.
«La violenza, in questa società, è già sdoganata. Non ci sono forse forme di violenza, che noi legittimiamo tutti i giorni, come la guerra?».
Ma la violenza durante le manifestazioni non rischia di delegittimare tutto il movimento di protesta?
«Mi limito a dire che questa società bullizza i giovani, dei quali non interessa a nessuno. Nessuno li ascolta, nessuno parla con loro. Al loro silenzio di protesta all’esame di maturità, abbiamo risposto con una legge che a questo comportamento fa seguire la bocciatura immediata. I ragazzi crescono in una società nella quale non possono esprimere emozioni, frequentano scuole vecchie di cent’anni, diventeranno più poveri di noi, vivranno in un pianeta completamente disboscato. Li colpevolizziamo. E, una volta che scendono in piazza, li trattiamo da disgraziati».
Molti dei ragazzi fermati sono italiani di seconda generazione. Abbiamo trattato i genitori da cittadini di serie B, e per questo i loro figli adesso sono i più arrabbiati? Forse ci stanno solo ricordando che hanno i nostri stessi, identici diritti?
«Questo non lo so. Ricordo, però, che a girare con i coltelli nello zaino sono anche giovani che non appartengono alle classi economiche più svantaggiate. Poi, certo, c’è anche chi non ha nulla perdere, soprattutto tra i giovanissimi. E, quando sei disilluso, o ti suicidi o rischi di essere violento verso l’esterno. Per questo le forme di attacco del corpo sono in rapido aumento».
I giovanissimi, sì: tutti ne parlano, ma non è certo prerogativa di queste manifestazioni. Non sono mai stati gli adulti a fare le rivoluzioni.
«Sì, ma una volta si cresceva all’interno di una contrapposizione politica. Un tempo, a guidare le proteste era la trasgressione. Mentre oggi tutto questo è venuto meno: adesso ci sono solo esasperazione e disperazione. Si cresce per vuoti identitari».
L’esasperazione che si manifesta con i gesti più eclatanti sono anni che la vediamo in Francia. E sono proteste alle quali, dall’Italia, in passato si guardava anche con una punta d’invidia, lamentando la nostra inerzia. E adesso che “i francesi siamo noi”, come ci dobbiamo comportare?
«E adesso condanniamo e basta. Mi rendo conto che episodi così soprattutto per qualcuno possano risultare particolarmente spiacevoli, a ridosso di elezioni amministrative – quelle a Milano – in cui tutto si gioca sul tema della sicurezza. La violenza va condannata sempre. Però dobbiamo permettere ai ragazzi di esprimere il loro disagio, all’interno di una società che non è fatta per loro».

