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Riportiamo l’intervista di Cristina Lacava a Laura Turuani per Io Donna sui contenuti del nuovo libro “Nuovi principi e principesse. Identità di genere in adolescenza e stereotipi di ruolo nei cartoni animati”.

Dal modello accudente e remissivo all’eroina in prima linea per difendere il suo mondo: come sono cambiati gli stereotipi di genere nei cartoni animati Disney? E soprattutto, che riflesso hanno nella costruzione dell’identità degli adolescenti? In un libro appena uscito le risposte, con le schede per analizzare i film che abbiamo amato di più.

Ci sarà in tutto il regno una ragazza in grado di essere una buona fattrice!» esclama esasperato il re, non sapendo ancora che questa ragazza c’è, e si chiama Cenerentola. Una frase che, a sentirla ora, fa ridere di gusto (o venire i brividi, decidete voi). Così quando alcune psicologhe e psicoterapeute del Minotauro di Milano si sono ritrovate, in veste di mamma o di nonna, a rivedere compulsivamente i cartoni animati Disney con figlie e nipoti, hanno fatto un salto sulla sedia. Chi se la ricordava, quella frase là… Da questa esperienza è nato il libro Nuovi principi e principesse. Identità di genere in adolescenza e stereotipi di ruolo nei cartoni animati (FrancoAngeli), diviso in due parti: la prima più teorica, la seconda con delle pratiche schede di lettura sui cartoni animati più famosi, dal primo, Biancaneve, del 1937, a Oceania, del 2016.

«Li abbiamo divisi in tre fasi», spiega una delle autrici, Laura Turuani, psicoterapeuta: la tradizione, da Biancaneve a La spada nella roccia del 1963; la Transizione, da La Sirenetta, del 1989 a Mulan, del 1998; il nuovo Millennio, da La Principessa e il Ranocchio a Oceania, del 2016. Interessante notare come passino 25 anni da La spada nella roccia alla Sirenetta: sono proprio gli anni della contestazione, del femminismo, della ridefinizione delle relazioni. Questi cartoni animati mostrano benissimo l’evoluzione dei modelli, sia quelli singoli di genere, sia quelli di coppia».

«A Biancaneve e Cenerentola bastava aspettare»

«Nella prima fase i ruoli erano semplici e ben definiti. A Cenerentola e Biancaneve bastava essere belle, brave nell’accudimento e in attesa. La costruzione dell’identità passava dall’essere figlie e madri, la coppia era il passaggio necessario. Ai maschi bastava essere maschi, forti e belli, senza bisogno neanche di un nome».Nella fase di transizione, nell’ultimo decennio del secolo, le principesse acquisiscono competenze maschili: forza, coraggio, ed escono alla conquista del mondo. A 16 anni La Bella Addormentata era pronta per il matrimonio; Ariel invece alla stessa età dice chiede al padre libertà: “Lasciami fare”, lo supplica. L’obiettivo non è più la coppia per sempre, ma una coppia di sostegno alla crescita, di accompagnamento all’età adulta. E l’amore non è più a prima vista».

Dall’amore per sempre, all’amore per ora. E poi, come va, va. Nel nuovo Millennio però la faccenda si complica: «i personaggi maschili diventano narcisi, metrosexual; in Frozen 2 il fidanzato di Anna canticchia sulle note della canzone di Biancaneve nel bosco con gli uccellini. i personaggi maschili sono confusi, privi di identificazione, senza madri e senza maestri». In compenso, in Frozen, il bacio del vero amore è il bacio tra sorelle, in Oceania non c’è neanche un flirt. Le nuove ragazze non ne hanno bisogno.

Il dubbio è: che effetto fanno queste figure  sui bambini? «C’è un rischio», sostiene Laura Turuani. «Lo svilimento delle connotazioni femminili materne confonde le bambine. Oggi, se una spinge il passeggino viene derisa. I papà che rinunciano al ruolo tradizionale e vogliono costruire una figura nuova devono transitare dal femminile materno. La fluidità delle possibilità, per i bambini di oggi, è libertà ma anche difficoltà. Rinunciare ai ruoli prestabiliti è una sfida non facile da vincere. Ma oggi i giovani ci stanno provando».

Fonte: Io Donna