Condividiamo l’articolo di Matteo Lancini per La Repubblica sulla sofferenza degli adolescenti in epoca di pandemia.

La pandemia ha esacerbato la sofferenza di molti adolescenti. Giovani che già da diversi anni non esprimono più il proprio disagio attraverso comportamenti oppositivi e trasgressivi ma tramite sintomi che utilizzano il corpo come megafono del proprio dolore. L’ansia, i gesti autolesivi, il disturbo del comportamento alimentare e il ritiro sociale, ora in aumento, esprimevano già da tempo tutte le fatiche legate alla sensazione di non riuscire a realizzare sé stessi in un futuro percepito spesso come inospitale o come il tempo del fallimento personale e sociale. L’emergenza sanitaria ha ulteriormente ridotto gli spazi di relazione e di allenamento delle competenze offline, limitato gli orizzonti temporali di qualsiasi attività, ristretto le prospettive di realizzazione di sé nel mondo. Sostenere gli adolescenti non è mai facile per mamme e papà alle prese con un disagio che spesso è difficile da intercettare. Fornire ai genitori consigli non troppo banali, non è mai semplice per gli psicoterapeuti che credono alla singolarità del funzionamento affettivo e psichico di ogni adolescente. Ecco, comunque, alcuni spunti, che mi auguro possano essere di qualche utilità in famiglia. Internet rappresenta, oggi più che mai, un aspetto reale della vita, la sera a tavola non interessarsi solo della scuola ma chiedere ai propri figli “come è andata oggi in internet?”. Condividere con i figli il tema del fallimento, del dolore, della morte. Sentire di poterne parlare con i genitori, come parte costituente e creativa della vita, può rappresentare un’opportunità importante per i figli, soprattutto nell’epoca di una pandemia e rispetto alla paura di non farcela e di deludere, così presente nella mente degli adolescenti odierni. In situazioni di eccessiva conflittualità con i propri figli, sondare l’opportunità di un trasferimento temporaneo del ragazzo o della ragazza da parenti, amici di famiglia o altre abitazioni in cui siano presenti adulti significativi. Una scelta condivisa con il figlio adolescente, non come segnale di una resa genitoriale o, peggio ancora, con intenti espulsivi e mortificanti, ma come ricorso a una genitorialità condivisa di cui tutti avremmo bisogno. In alternativa a possibili ulteriori isolamenti e utilizzi pervasivi di internet, dovuti alla Dad, consentire il trasferimento del figlio o della figlia a casa di coetanei o, per chi le possiede, in seconde case di campagna, mare o montagna. Promuovere la formazione di microcomunità di adolescenti che, nel rispetto delle norme sanitarie, si riuniscano per svolgere le proprie attività formative e pomeridiane, creando così un moderno collettivo giovanile autorganizzato, a contrasto di isolamento e dipendenze da internet. Conviene sempre, e comunque, responsabilizzare i figli adolescenti, non limitarsi a controllarli ma convocarli per assegnare loro nuovi compiti e fornire occasioni di sperimentazione delle nuove abilità. Infine, non fidarsi mai del tutto delle “ricette” degli esperti e non credere alle formule del tipo “i 10 consigli per essere un bravo genitore”. Meglio interessarsi autenticamente a chi si ha di fronte a sé.  Ogni adolescente è unico, ogni figlio è diverso dall’altro, anche se entrambi crescono all’interno della stessa famiglia. Per questo i nostri figli e le nostre figlie non meritano semplificazioni e genitori da “ricetta”, ma mamme e papà in grado di amarli e valorizzarli per quello che sono.

Fonte: Repubblica.it