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Condividiamo l’intervista di Renato Franco a Matteo Lancini per corriere.it.

«Questa è un’ottima dichiarazione di un ragazzo che riesce a trasformare il fallimento in un’occasione di sviluppo. Significa che accetta il fatto di essere in crisi, di fare fatica», spiega Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della fondazione Minotauro di Milano, commentando la scelta di Sangiovanni di fermarsi per un po’.

Riflette ancora: «Quando la mente ti chiede conto di chi sei davvero queste questioni vengono a galla. Dico che è un’occasione di crescita perché senza fallimenti e inciampi nessuno di noi costruisce un vero sé. Chi ha costruito una vita senza nemmeno una caduta di solito ha costruito un falso sé e questo “inganno” prima o poi viene a chiedere il conto».
L’ansia è il tratto distintivo dei nostri tempi, «ma non è l’ansia prestativa di una volta, o legata alla colpa che era tipica della famiglia tradizionale, è un’ansia da vuoto identitario». Perché viviamo ormai in un mondo che ha dei tratti distopici: «Sei cresciuto in una società che ti chiedeva di essere solidale ma competitivo, che ti ha detto che Internet era pericoloso, ma non ti ha fatto vivere con l’esperienza del corpo e non ti permette di tornare da solo da scuola come facevano noi quando avevamo 7 anni. Il corpo è sotto sequestro, ma poi a 12 anni ti dicono che i social sono una droga».

Lancini è autore di «Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta» dove spiega che siamo approdati a una società che non si limita più a chiedere ai ragazzi di essere all’altezza delle nostre aspettative, ma li costringe a seguire un mandato paradossale: essere sé stessi a modo nostro. A un certo punto però il gioco si rompe, «come se ci fosse una voce dentro di sé che chiede di fare i conti con aspetti più autentici che hai silenziato nel corso della crescita anche per colpa della fragilità adulta».