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La rabbia e la pazienza – Giornata di studio

22 Maggio 2015 @ 12:00 am

Segnaliamo la Giornata Nazionale di Studi “La rabbia e la pazienza – La rabbia che “scotta la mente”, la pazienza che ricuce le ferite” che si terrà Venerdì 22 maggio 2015 dalle ore 9.30 alle 16.30 presso la Casa di Reclusione di Padova, alla quale parteciperà Alfio Maggiolini.
 
La rabbia e la pazienza
“Imparerai che quando senti rabbia hai il diritto di averla, ma ciò non ti dà il diritto di essere crudele” (William Shakespeare)
La rabbia è dentro le vite di tutti, ma nelle storie delle persone che hanno passato il limite della legalità, e che vivono l’esperienza del carcere, la rabbia spesso è il “filo conduttore” di tutta un’esistenza. PRIMA, quando hanno commesso quei reati, per i quali la spinta più forte gli è venuta proprio dalla rabbia, dal rancore, dal risentimento, poi, mentre scontano la pena,  perché, come ha scritto un ergastolano, “La colpa non è sempre di coloro che cedono alla rabbia, ma in parte pure di chi la provoca, di chi anche dentro una galera tenta di farti restare quello che sei o farti tornare quello che eri”. E DOPO, quando invece la pena stanno finendo di scontarla, per chi per lo meno un fine pena ce l’ha, la compagna di viaggio più presente diventa l’impazienza, quella che vorrebbe farti “recuperare il tempo perso” e rischia invece di bruciare il tuo percorso. Ecco allora perché vogliamo parlare di rabbia e pazienza.
 La solitudine rabbiosa dei ragazzi
Quando succedono gravi fatti di cronaca che hanno per protagonisti adolescenti, l’unica strada possibile è cercare di comprendere il senso e le motivazioni della trasgressività dei giovani, per trovare risposte adeguate e impedire che degeneri in delinquenza, quella che poi apre le porte del carcere minorile, e alla fine anche quelle del carcere per adulti.
Chi sono questi ragazzi senza paura e, a volte, senza pietà? Malati o semplicemente “cattivi”? Alfio Maggiolini, psicoterapeuta, e gli autori del testo di cui è curatore “Senza paura, senza pietà”, spiegano: “Prima di tutto sono adolescenti in difficoltà, incapaci di trovare altri modi di percepire se stessi come persone di valore, dotate di un futuro e della possibilità di agire nel mondo senza doversi imporre con la prevaricazione. Oggi sappiamo come aiutarli a crescere e a sviluppare una positiva identità sociale”.

  • Alfio Maggiolini, psicoterapeuta, è docente di Psicologia del ciclo di vita presso l’Università di Milano-Bicocca e direttore della Scuola di specializzazione in psicoterapia psicoanalitica dell’adolescenza e del giovane adulto. Ha curato, tra l’altro, il saggio “Senza paura, senza pietàValutazione e trattamento degli adolescenti antisociali”.

 Le parole della rabbia e le parole della pazienza
Le parole della rabbia sono spesso terribili, perché hanno l’immediatezza e la fretta che le rendono poi ingestibili, e perché spesso aprono la strada all’azione, da cui si rischia di non riuscire più a tornare indietro. Se, come dice Marino Sinibaldi, inventore di Fahrenheit, una trasmissione non DI libri o SUI libri, ma CON i libri, “per avere voglia di leggerne uno, devi avere bisogno di storie, perché non ti basta più quella che vivi, perché vuoi alzare la testa e guardare un po’ più in là“, allora a lui affidiamo il compito di parlare delle parole, e dei libri, della rabbia, e di come quella rabbia si può imparare ad “ascoltarla” con la cultura, perché “la cultura è la condizione per esercitare la possibilità di cambiare parte della propria vita, è una forma di conoscenza della propria realtà, è la condizione necessaria per autodeterminare la propria vita e liberarla”.

  • Marino Sinibaldi è direttore di RAI Radio3, ideatore della ascoltatissima trasmissione Fahrenheit, e direttore artistico di Libri Come, la festa del libro e della lettura. Di Marino Sinibaldi è uscito di recente Un millimetro in là – Intervista sulla Cultura.

 “La pazienza messa troppe volte alla prova diventa rabbia”  
Perché non succeda che, come dice Shakespeare, “La pazienza messa troppe volte alla prova diventi rabbia”, affidiamo il compito di una riflessione profonda su questo tema a Gabriella  Caramore, che in un tempo “inospitale per la pratica della pazienza” ha deciso di riscoprire questa virtù, a partire dal fatto che “Quanto noi possiamo fare è creare un ambiente favorevole a questa crescita paziente, grazie alla cura che poniamo nelle cose in cui siamo impegnati e all’attenzione verso le creature che ci circondano. In questo modo si rovescia anche l’idea di pazienza come regno del privato, del piccolo sé. E grazie alla cura dell’altro si attribuisce a quel termine tutto il suo valore etico, civile, religioso. Ma anche politico, direi“.

  • Gabriella Caramore collabora con articoli, saggi e interventi a varie testate culturali su temi di confine nell’esperienza religiosa. Dal 1993 cura il programma di RAI Radio 3 Uomini e Profeti, dedicato ai temi dell’attualità religiosa e all’approfondimento dei testi e delle figure delle grandi tradizioni religiose. È autrice, tra l’altro, del saggio “Pazienza”.

La rabbia che “annulla l’altro”
Michela Marzano, filosofa, parte da sé, e dal suo “aver attraversato le tenebre” dell’anoressia, per analizzare la fragilità della condizione umana, che rappresenta il punto di partenza delle sue ricerche e riflessioni, che l’hanno portata poi a dedicare un’attenzione particolare al tema della violenza, perché “In teoria, tutti accettano l’idea che occorre rispettare l’uomo e la sua persona. Allo stesso tempo c’è una forte tendenza ad annullare le persone, a negare la loro singolarità. Annullare l’altro, questa è la vera definizione di violenza”.  Per parlare con lei di fragilità e di violenza, partiamo allora dal fatto che si entra in carcere per non aver minimamente considerato “l’ALTRO”, se non per cancellarlo, e poi si finisce paradossalmente per essere annullati e stritolati nel proprio “ESSERE ALTRI”.

  • Michela Marzano è Professore ordinario di Filosofia morale all’Università Descartes di Parigi, dove cura anche il “Dictionnaire de la violence”. È autrice, tra l’altro, dei libri “Volevo essere una farfalla” e “Cosa fare delle nostre ferite”. È appena uscito “Non seguire il mondo come va”, un diario che, a partire dalla sua attuale esperienza di parlamentare, è un amaro spaccato sulla politica italiana, con un capitolo dedicato alla rabbia.

 Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loroogni famiglia infelice è infelice a modo suo
Secondo gli psichiatri un italiano su tre in un anno può avere, ha, un problema di salute mentale.
A volte sono delle questioni leggere, che ci attraversano la vita ma ci lasciano nella nostra vita, altre volte sono delle questioni più pesanti, dei disturbi più severi, che ci strangolano la vita e la mettono in difficoltà”. A parlare è Massimo Cirri, che si occupa di radio e salute mentale, due professioni che gli hanno insegnato l’uso della parola e l’uso dell’ascolto, dell’ascolto di ogni sofferenza, a partire da quella straordinaria definizione di Tolstoj, per cui Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. E di imparare ad “ascoltare” e a raccontare la rabbia e la sofferenza degli altri, e anche la propria c’è un grande bisogno, perché “qualunque meccanismo che aumenta le possibilità di comunicazione salva la vita alle persone”.

  • Massimo Cirri da anni divide le giornate in tre: psicologo nei servizi pubblici di salute mentale  al mattino; conduttore radiofonico a Radio2 Rai con Caterpillar al pomeriggio. La sera, spesso, è impegnato come autore teatrale. Ha pubblicato, tra l’altro, “A colloquio. Tutte le mattine al Centro di salute mentale” e “Nostra Eccellenza. L’Italia che reagisce”.

 “Ognuno costruisce il suo sistema di piccoli rancori irrazionali”
È una canzone di Francesco Guccini che parla dei piccoli rancori che ci portiamo dietro tutti, il rancore è un sentimento che può avvelenare la quotidianità di ogni individuo, ma, come scrive Stefano Tomelleri, che si dedica da anni allo studio del rancore,  può anche mettere l’intera società in pericolo perché “nella modernità l’uomo rischia di rimanere disarmato di fronte alla sua stessa violenza, all’odio reciproco e al risentimento”. Ecco allora che è importante “allestire un cantiere di riflessioni che fornisca le linee direttrici fondamentali per una rinuncia alla logica del risentimento”, e dal carcere lo si può fare con maggior forza, perché in carcere ci finiscono persone per le quali proprio il rancore è stato il motore di tanti reati., e da lì è importante ripartire.

  • Stefano Tomelleri è laureato in Filosofia, insegna Sociologia generale, sociologia del mutamento sociale, sociologia della devianza all’Università degli Studi di Bergamo. Attualmente i suoi interessi sono rivolti alla ricerca delle nuove frontiere della violenza. È autore, tra l’altro, del saggio “La società del risentimento”.

 Come comunico la mia rabbia, come ascolto la tua 
Il campo di ricerca che vogliamo indagare si concentra sulla comunicazione, in particolare sulla considerazione che, per gestire opposizioni, contrasti, conflitti prima che si esprimano in rabbie e sofferenze fuori controllo, occorre arrivare presto, proporre interventi che si collochino prima nel tempo, quando possono essere colti germi di violenza, che però ancora non hanno messo le loro radici e non si sono trasformati in violenza vera e propria, fisica in primis, ma anche psicologica.
In quest’ottica la comunicazione svolge un ruolo fondamentale.
Quanta consapevolezza ognuno di noi ha del fatto che in certe modalità comunicative che utilizza ci può essere una grande aggressività, che stimola meccanismi difensivi, di chiusura o reattivi? Quali ne sono le conseguenze sull’altro, sulla relazione?
La proposta di Laboratori di Comunicazione apre a riflessioni di gruppo sulle proprie modalità di comunicazione e all’acquisizione di competenze che consentano il confronto e non lo scontro. In particolare, è importante capire anche le modalità con cui operano i Laboratori di Comunicazione dedicati espressamente agli uomini. Sono infatti gli uomini che spesso, avendo differenti abilità comunicative e dialettiche rispetto alle donne, tendono a tenere quanto hanno da dire dentro di sé, chiudendosi o esplodendo in comportamenti aggressivi dei quali poco dopo spesso si pentono.

  • Fernanda Werner, mediatrice familiare, responsabile del servizio MiMedi, Mediazione e gestione dei conflitti a Milano. Dottore in Tecniche Psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità. Socia fondatrice dell’associazione Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti – Sezione provinciale di Cremona

 Trasmettere il dolore senza il rancore
Posso provare a comunicare il dolore che prova chi subisce un atto così violento, quali sono le ripercussioni sulla sua vita, sulla sua famiglia, quali i segni che si porterà dentro per sempre, quanta fatica richieda risollevarsi da una violenza così profonda. Posso cercare di far mettere l’autore della violenza, per un momento, nei panni della vittima”: sono parole di Lucia Annibali, una giovane avvocatessa sfigurata dall’acido da uomini pieni di rabbia, ma così forte da riuscire a non ricambiare il male subito con il rancore. Per chi in carcere ha usato la violenza e si è nutrito di rancore, ma anche per chi fuori pensa che essere vittime significhi solo odiare, una grande lezione per imparare a mettersi SEMPRE nei panni dell’altro.

  • Lucia Annibali è una giovane avvocatessa di Pesaro, sfigurata dall’acido che le è stato tirato in faccia, per quel terribile atto sono stati condannati due uomini, ritenuti gli esecutori del gesto, e un terzo, ritenuto il mandante, che con Lucia aveva avuto una tormentata relazione. È autrice del libro “Io ci sono. La mia storia di «non» amore”, in cui  ripercorre la sua vicenda con quell’uomo, fino all’aggressione finale, e poi i mesi bui e dolorosissimi, segnati anche dal rischio di rimanere cieca.

 Partecipano ai lavori con le loro testimonianze i redattori detenuti di Ristretti Orizzonti e i mediatori Carlo Riccardi e Federica Brunelli, che hanno lavorato con loro su questi temi.
 Coordinerà i lavori Adolfo Ceretti, Professore ordinario di Criminologia, Università di Milano-Bicocca, e Coordinatore Scientifico dell’Ufficio per la Mediazione Penale di Milano. Tra le sue pubblicazioni, Cosmologie violente e Oltre la paura.

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Data:
22 Maggio 2015
Ora:
12:00 am
Categoria Evento: